La crescita dell'economia circolare sta aumentando il volume di materiali gestiti dagli impianti di riciclo. Parallelamente, cresce anche la necessità di garantire elevati standard di sicurezza in ambienti dove operatori, carrelli elevatori, pale gommate e mezzi per la movimentazione lavorano fianco a fianco.
Comprendere le principali cause di incidente e le dinamiche che generano situazioni di rischio è il primo passo per ridurre gli infortuni, proteggere le persone e migliorare la continuità operativa degli impianti.
Gli impianti di riciclo della carta sono caratterizzati da una forte interazione tra persone, veicoli industriali, attrezzature di movimentazione e linee di processo.
Operatori a piedi, carrelli elevatori, pale gommate ed escavatori condividono frequentemente gli stessi spazi. A ciò si aggiungono fattori come percorsi congestionati, presenza di balle di materiale, polveri, rumore e visibilità ridotta.
Secondo Eurostat, il 27,1% degli incidenti mortali sul lavoro nell'Unione Europea è causato dalla perdita di controllo di una macchina, di un utensile o di un mezzo di trasporto e movimentazione.
Per questo motivo la sicurezza uomo-macchina rappresenta una delle sfide più importanti per il settore del recycling e del recupero materiali.
Le statistiche confermano che il settore della gestione e del recupero dei rifiuti presenta livelli di rischio superiori alla media.
Secondo le elaborazioni basate sui dati INAIL, il comparto "Raccolta, trattamento, smaltimento dei rifiuti e recupero di materiali" registra circa 51 infortuni ogni 1.000 addetti, contro una media di 17,2 infortuni ogni 1.000 addetti nel complesso dell'industria e dei servizi.
Questi numeri evidenziano come la sicurezza negli impianti di riciclo richieda approcci specifici e strumenti dedicati alla prevenzione.
Uno degli aspetti più complessi da gestire negli impianti di riciclo è rappresentato dalle interferenze tra persone e mezzi industriali.
L'analisi condotta dal sistema Infor.MO. di INAIL sugli eventi di investimento nel settore rifiuti mette in evidenza criticità ricorrenti legate alla presenza contemporanea di operatori e mezzi nelle stesse aree di lavoro.
In particolare:
Secondo INAIL, nei casi mortali per investimento sono spesso presenti contemporaneamente più fattori di rischio, a conferma di come gli incidenti derivino dall'interazione tra persone, mezzi e organizzazione del lavoro.
Nel gennaio 2020, in un impianto di waste recycling a Hartlepool (Regno Unito), un lavoratore è stato investito e ucciso da una pala gommata mentre attraversava il sito. L'indagine dell'Health and Safety Executive ha concluso che l'azienda non disponeva di adeguati sistemi di gestione dei flussi di traffico e che non era stata prevista una separazione efficace tra percorsi pedonali e mezzi operativi.
La società è stata successivamente condannata per corporate manslaughter e sanzionata per oltre 2 milioni di sterline.
Nel luglio 2024 un operaio ha perso la vita in un impianto di gestione dei rifiuti nel Cagliaritano dopo essere stato colpito da una pala escavatrice. Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa, l'operatore del mezzo non si sarebbe accorto della presenza del lavoratore nell'area operativa. Questo episodio evidenzia i rischi connessi alla compresenza di personale a terra e mezzi di movimentazione.
La sicurezza non è solo una questione etica e normativa. Gli incidenti hanno anche conseguenze economiche molto rilevanti.
Secondo i dati presentati da Conflavoro PMI, un infortunio con un periodo medio di assenza di circa 15 giorni può comportare un costo diretto di circa 7.500 euro per il datore di lavoro.
Le stime indicano inoltre che il costo reale di un singolo infortunio può raggiungere valori compresi tra 55.000 e 64.000 euro quando si considerano anche i costi indiretti.
Tra questi:
I dati mostrano chiaramente che il rischio negli impianti di riciclo della carta è strettamente legato alle interferenze tra uomini e mezzi industriali. La compresenza di operatori, carrelli elevatori, pale gommate ed escavatori rende fondamentale adottare misure preventive in grado di ridurre il rischio di investimento e migliorare la sicurezza operativa.
Comprendere le cause degli incidenti è il primo passo. Il secondo è individuare le tecnologie più efficaci per prevenire le collisioni uomo-macchina e macchina-macchina, soprattutto nelle aree caratterizzate da visibilità ridotta e traffico intenso.
Nel prossimo approfondimento analizziamo il tema degli angoli ciechi (blind spot) e delle tecnologie di anticollisione industriale, con un focus su Proximity Third Eye, la soluzione sviluppata da Ubiquicom per aumentare la consapevolezza situazionale dei conducenti e ridurre il rischio di investimento negli impianti industriali.